Fede e cultura


I capitelli votivi sono espressione di un popolo e della sua cultura.
Spesso edificati come ex voto per un rendimento di grazie alla Madonna o ai Santi per scampato pericolo da qualche calamità o altra ragione personale o sociale, offrono al viandante contemporaneo, pur ignaro delle motivazioni originarie alla base di tali costruzioni, l'occasione per un segno di croce, seppur frettoloso, una preghiera, una sosta silenziosa o una riflessione.
Sorprendente è il legame affettivo che unisce gli abitanti di un quartiere o di una via al "loro" capitello fino a prendersene cura e a proteggerlo nei casi in cui ne venga minata l'integrità.

La pietà popolare è il sistema immunitario della Chiesa, ci salva da tante cose!
(Papa Francesco)
Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione.
(Papa Francesco, Evangelii Gaudium).
La pietà popolare non è una scatola vuota, ma una forza capace di costruire fede e vita cristiana.
(Mons. Francesco Beschi)

Benedizione della "Madonna dell'Accoglienza", opera in mosaico di Domenico Paladino, collocata sulla facciata del Palazzo Sforza Cesarini a Roma.



I muri interni delle due viottole, in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un tabernacolo
 (piccola cappella, di solito agli incroci delle vie di campagna),
sul quale erano ben dipinte certe figure … che volevan dire anime del purgatorio.
Il curato, voltata la stradetta, e dirizzando, com’era solito, lo sguardo al tabernacolo,
vide … [due] individui della specie de’ bravi …
(A. Manzoni, I PROMESSI SPOSI)


La Madonina
Che dolceza nela voze de me mama
quando ‘nsieme s’arivava al capitel:
la polsava ‘n momentin,
la pregava pianpianin
e a la fin la me diseva: Vei che nen.
Ve saludo, Madonina, steme ben.
Do violete profumade ‘n primavera,
qualche volta ‘n goz de òio nel lumin.
Tanti ani è za passà,
quasi gnente gh’è restà.
Mi me sento ancor la voze: Vei che nen.
Ve saludo, Madonina, steme ben.
E’ restà en tochetin de Madonina,
ma che ride quando lì ghe ciòca ‘l sol.
El fis-ceta ‘n oselet
propi ‘n zima, sul muret.
Quela voze benedeta ancor la ven:
Ve saludo, Madonina, steme ben.


(Canzone d'autore armonizzata dal trentino Camillo Moser (1932-1985) su un testo del compaesano e stretto collaboratore Italo Varner (1922-1992). Il brano è entrato a far parte del repertorio di numerosi cori alpini. Nel testo il protagonista ricorda quando da piccolo assieme alla mamma faceva sosta davanti al capitello della Madonna. Passati ormai tanti anni da allora, ancora è viva nella sua memoria la voce della madre mentre lo invitava dopo la preghiera a riprendere il cammino).


Madonnina dai riccioli d'oro

L'ha scolpita in un tronco d'abete
un bel pastorello
dall'altare di quella cappella
che guarda la valle.
Poi qualcuno colori e pennelli
l'ha un dì pitturata,
ora è il simbolo di ogni viandante
che passa di là.
Madonnina dai riccioli d'oro
stai pregando su dimmi per chi
per quell'uomo che suda nel campo
per la donna che soffre da tempo.
Tu d'estate sei lì sotto il sole
nell'inverno fra il gelo e la neve
al tepore della primavera
circondata di fiori sei tu.
Filo diretto col paradiso
dona ai malati un conforto e un sorriso
prega tuo figlio e digli che noi
siamo cristiani e siam figli tuoi.
Son passato un mattino d'autunno
sul verde sentiero
la Madonna dai riccioli d'oro
non c'era: un mistero.
Dalla nicchia deserta mancava
quel dolce tesoro
e il viandante che passa davanti
pregar più non può.
Madonnina dai riccioli d'oro
stai pregando su dimmi per chi
per quell'uomo che suda nel campo
per la donna che soffre da tempo.
Pastorello e pittore di un tempo
c'è urgente bisogno di voi
la Madonna dai riccioli d'oro
ritornate a rifare per noi.
Filo diretto col paradiso
dona ai malati un conforto e un sorriso
prega tuo figlio e digli che noi
siamo cristiani e siam figli tuoi.
siamo cristiani… e siam figli tuoi!


Madonnina del mare

AI primo sole si desta
la città delIa marina,
e, in un bel giomo, risuona
la dolce campana vicina;
mentre sul mare d'argento
va il pescatore contento,
passa e s'inchina alla sua Madonnina,
dicendole piano così:
(Rit.) Madonnina del mare,
non ti devi scordar di me!
Vado lontano a vogare
Ma il mio dolce pensiero è per Te!
Canta, il pescatore che va:
Madonnina del mare,
con Te questo cuore
sicuro sarà!

L'ultimo raggio di sole
Muore sull' onda marina,
e, in un tramonto di sogni,
lontano la barca cammina;
fra mille stelle d'argento
va il pescatore contento,
sente nel cuore un sussulto d'amore,
sospira pregando così:

(Rit.) Madonnina del mare,
non ti devi scordar di me!
Vado lontano a vogare
Ma il mio dolce pensiero è per Te!
Canta, il pescatore che va:
Madonnina del mare,
con Te questo cuore sicuro sarà!



I Fiureddi 
Marunnuzzi `cco bambineddu
`ccu San Giuseppe e
l'ancilieddi
E santuzzi prutitturi
Sparpaggbiati `ne vaneddi
silinziusi
`ne palazzi re patroni
Re marchisi a de baruni;
`ne trazzeri ri campagna
Prutiggiti `cu vi preia
`cu vi consa, `cu vi pitta
`cu vi sarva p'avviniri.
Stati fermi o vostru puostu
E aspettati i nostri figgi
`ca vi puortunu li sciuri
Profumati di l'amuri
(poesia popolare ragusana)



Madonnelle romane
Sta a sparì tutto, ma ‘na Madonnella
‘gni tanto poi incrocialla spasseggianno
pe’ vicoli e piazzette, che, llì, stanno
‘ncollate a un muro a fà da sentinella

ormai più a sé e a quarche funtanella –
ch’è arimasta – e se stanno scoloranno
e te fanno appenà pensann’ a quanno
ognuna era un gioiello, accosì bella !

Ma er tempo passa e se le porta via
un po’ a la vòrta: er tempo nu j’amanca
pe’ facce arivà a dì co nostargia:

” Chissà ch’era la macchia su quer muro ?”
Ma nun sia mai ! Già er viso me se sbianca,
ché, allora, sotto ar sole… farà scuro !
(Armando Bettozzi)




El capiteo in laguna
Co’ i austriaci Venessia assediava
poco da magnar in città rivava.
I tendeva dal ponte dela ferrovia
che nessun venisse o ‘ndasse via.
Mancava tuto, fame ghe gera
e tuti se rabatava da matina a sera.
Qualche gaìna, pochi fruti e verdura
ma ormai la gera deventata dura.
‘Na note de caigo da tagiar col corteo
do done de Mestre, profitando de queo,
de ogni ben de Dio ‘na barca impenisse
e verso Venessia, nel scuro ‘e sparisse,
e vogando a pian, spensendo guaivo
quando de colpo, “Alto là!”, un sigo.
Se sente dei spari, e vardè la sorte,
‘e do povere done vien colpie a morte.
Quando i austriaci vien cassai via
e Venessia fa parte de l’Italia unìa,
par ricordar, dele done el sacrificio beo,
i mete fra ‘e bricole, co’ Maria, un capiteo.
Là intorno, ogni ano, le società remiere
fa’ dir ‘na messa tra remi e bandiere.
Questo, ‘desso, fa parte dela storia
e fra spriss e cicheti se finisse in gloria.
(Vida)



“Alla nostra Signora della strada”  (Madonna degli scout)
(Immagine tratta da Maria, Madonna degli scout di Attilio Gardini)







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